| La speranza |
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Nel 1985, quando il Rotary International fece una promessa - impegnarsi a debellare nel mondo la poliomielite - ogni anno si assisteva all’insorgere di oltre 350.000 nuovi casi in 125 nazioni. Nacque il programma PolioPlus. Ad oggi, grazie anche agli sforzi congiunti con i partner di progetto quali l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il Centro statunitense per il Controllo delle Malattie e l’UNICEF, il programma è riuscito a ridurre del 99% i casi di poliomielite nel mondo. Alla fine del 2011 sono stati registrati 611 nuovi casi ed il virus è endemico solo in 4 nazioni: Afghanistan, India, Nigeria e Pakistan. Il testo di don Gino Rigoldi farà parte di un libro dal titolo La forza del sogno e della speranza, che il RC San Donato Milanese sta realizzando e che verrà distribuito nel circuito rotariano il 23 febbraio, giornata mondiale dedicata al progetto rotariano di eradicazione della polio. Il libro racconterà la storia di questo progetto Rotariano, i cui risultati eccezionali sono il frutto della determinazione di chi ha avuto un sogno e lo ha condiviso stimolando risorse ed energie. LA SPERANZA L'abitudine è quella di lamentarsi di qualcuno o di qualcosa. Raramente si sentono due persone che parlano bene di altre persone a meno che non si tratti dei figli, talvolta di qualche maestro o di un personaggio particolarmente stimato. Un primo grande riferimento di stabilità e di serenità è certamente quello della fede. Chi ha la fortuna di avere la fede cristiana che, al di là e prima di riti e gerarchie, è un rapporto personale con Gesù Cristo, poggia i piedi (e le fondamenta della sua "casa", della sua vita) sulla certezza della compagnia di Dio con il quale mai niente e nessuno è perduto. D'altra parte molti amici, anche non credenti, che mi capita di incontrare hanno la capacità di testimoniare nei fatti e nella vita una onestà incrollabile, la ricerca della giustizia, una grande generosità per gli altri, soprattutto quando si tratti di persone povere o senza difese, un ideale di società più giusta che li spinge ad una continua ricerca del bene comune. I PASSI DELLA SPERANZA La speranza nasce e vive in compagnia. Ho già ricordato la fortuna di avere una fede, ovviamente a patto di avere una fede e non dei pregiudizi o delle superstizioni tutt'altro che rare anche nei cristianesimi. La prima compagnia diventa la compagnia con Dio. Nella costruzione della capacità e della qualità delle relazione sta la prima grande impresa della fede e della umanità. E' convinzione diffusa che alcune persone per nascita sono capaci e facili nelle relazioni, mentre altre nascono con un carattere meno espansivo e più riservato. La conclusione è che la capacità di relazioni sia dote nativa e non scelta e disciplina, cura e verifica. Non è vero. All'inizio ho affermato che si sentono molte più critiche che apprezzamenti, che raramente, quando si parla di persone che non siano strettamente legate, si vedono e si dichiarano le belle qualità. Avviene come ci fosse una specie di miopia quando si guardano gli altri, come se le belle qualità degli altri giudicassero i nostri errori o le nostre deficienze, come se il veramente intelligente, il veramente bravo, soprattutto se vicino e incontrato, fosse una minaccia o chissà per quale altro motivo. Tanto per fare un esempio che si capisca, nel carcere minorile di Milano dove opero, quando insieme con gli altri educatori costruisco un progetto per la uscita dal carcere esigo il pentimento, chiedo che il giovane si renda conto del male fatto perché ci sono delle vittime e chi ha subito violenza ha diritto al rispetto. Se non c'è pentimento non nasce neanche il progetto per l'uscita dal carcere. La competenza è una dote "morale" come condizione e richiesta di cercare e di raggiungere tutti gli strumenti necessari per risolvere o partecipare alla soluzione dei problemi nei quali siamo coinvolti. A maggior ragione la "virtù" della competenza riguarda le funzioni per le quali abbiamo responsabilità. La seconda parola chiave della speranza è la cura della comunità, degli altri fuori dalla nostra famiglia: la solidarietà. Si chiama anche assunzione di responsabilità quando si hanno i mezzi per rispondere ai bisogni che incontriamo e riconosciamo davanti a noi: vicini o lontani. E' un dovere morale aiutare chi ha bisogno. Ognuno che abbia possibilità è fortunato: crea speranza se, giudicando le proprie possibilità generosamente e confrontandosi con la propria coscienza, gratuitamente offre competenze, servizi, eventualmente risorse per le molte e gravi necessità. Di solito si incomincia con le persone o le situazioni che si conoscono e poi si assumono tutte le responsabilità possibili. La storia dimostra che a fare onestamente e generosamente il bene, si fa bene e molto bene. Quando parlo di cura della comunità e della solidarietà non penso assolutamente ai soli indigenti. Penso ai giovani senza lavoro, alla incompetenza di tanta parte di scuola, alle deficienze della educazione. Sono convinto che la prima solidarietà si esprime nel lavorare per dare dignità e competenza alla normalità degli strumenti fondamentali per vivere: lavoro, casa, scuola, politica. E infine è onesto e giusto riconoscere i propri limiti e, dopo aver speso competenza risorse e solidarietà, mettere la nostra fiducia in Dio per i credenti, ma anche negli uomini di buona volontà che in Italia non mancano. Personalmente continuo a ricordare quello che i miei ragazzi mi hanno detto regalandomi una maglietta che si compra in Sardegna. C'è scritto : "Dio c'è ma non sei tu. Rilassati". Mi sono detto: "Dio c'è e non sono io, ma poiché Dio c'è perché fermarsi di fronte alle difficoltà? E' utile capire da dove arrivano le difficoltà ed i cattivi comportamenti ma non è sano fermarsi al giudizio ed al pessimismo. Di fronte ad una difficoltà la prima domanda che ci deve venire in mente è "Come se ne esce? Che soluzione a questo guaio?" Poi forse non risolveremo, ma impareremo che le difficoltà si dimezzano quando vengono affrontate e la speranza può diventare risultato. Don Gino Rigoldi |