Fino a pochissimo tempo fa si tendeva a considerare la sessuologia o come area prettamente medica o prettamente psicologica, dividendo in modo netto questi due aspetti, come se mente e corpo viaggiassero su due binari separati. Oggi, invece, tendiamo a considerare la persona nella sua unità e globalità. Si parla di educazione al corpo sessuato, alle emozioni e alla relazione. Un’educazione sessuo-affettiva, volta alla valorizzazione delle identità di genere, intese come matrici sociali di relazioni fra singoli e fra gruppi.
Il corpo e la sessualità sono elementi della relazione con l’altro/a ed educare al genere significa educare ad una relazione trasformativa con sé e con il mondo. Nella vocazione pedagogica deve infatti trovare posto un tipo di educazione che sia in grado di decostruire i modelli dominanti, e che sappia ripensare i generi quali costruzioni sociali che devono diventare processi consapevoli, oggetto di apprendimento critico da parte delle nuove generazioni.
L’educazione al genere è un’educazione alla complessità, nel tentativo di dar conto di quella ricchezza culturale e interculturale, di quella diversità di corpi e orientamenti sessuali, che non sono altro che le differenze (al plurale), intese come risorsa e non come difetto o segno dell’inferiorità.
Il genere, concetto culturalmente specifico e dinamico, è definito come il processo di costruzione sociale delle caratteristiche biologiche, cioè il sesso. Ma il genere è anche pratica relazionale che emerge dalle interazioni tra gli individui. Il genere si configura come qualcosa “che facciamo” con e per gli altri.
Assumere la prospettiva di genere significa riconoscere il punto di vista di donne e uomini.
Alla base della scelta di adottare un approccio gender sensitive vi è la scelta di considerare le donne e gli uomini come presenze complesse e non come gruppi omogenei caratterizzato da bisogni ed interessi uguali ed univoci.
Il concetto di genere è poliedrico e può essere declinato in moltissimo modi, quali corpo, sessualità, ruolo sociale, relazioni affettive etc.
Le rappresentazioni, le idee e le pratiche di comportamento elaborate in merito alla mascolinità e femminilità possono costituire, in questo progetto, un punto di partenza importante
Obiettivi del progetto, non sono semplicemente ampliare le conoscenze di base di studenti e studentesse (il piano del “sapere”) sul proprio corpo e sulla sessualità, ma
Per tale tipo di progetto è preferibile fare uso di metodologie didattiche attive (con la possibilità di integrare una prospettiva di genere anche all’interno delle materie di insegnamento o predisponendo attività complemetari). Tale utilizzo è ormai pratica comune, collaudata e riconosciuta nei contesti orientativi e formativi perché rappresenta un potente strumento per l’apprendimento di contenuti e l’attivazione di comportamenti, che facilita la partecipazione degli studenti e delle studentesse nel processo educativo e che attiva un apprendimento che coinvolge sia sul piano emotivo che quello intellettivo. Si tratta quindi di proposte di lavoro in aula (lavoro in gruppo, brainstorming, role-play, simulazioni) che sviluppano la capacità di ragazze e ragazzi di mettersi in gioco con il corpo, la mente e la parola, e ciò è anche reso possibile dal passaggio da un setting rigido ad uno più flessibile.
Il percorso è articolato in 3 incontri, di due ore ciascuno, a cadenza settimanale, condotti da due educatori. Gli incontri saranno così strutturati:
PREMESSA
Fino a pochissimo tempo fa si tendeva a considerare la sessuologia o come area prettamente medica o prettamente psicologica, dividendo in modo netto questi due aspetti, come se mente e corpo viaggiassero su due binari separati. Oggi, invece, tendiamo a considerare la persona nella sua unità e globalità. Si parla di educazione al corpo sessuato, alle emozioni e alla relazione. Un’educazione sessuo-affettiva, volta alla valorizzazione delle identità di genere, intese come matrici sociali di relazioni fra singoli e fra gruppi.
Il corpo e la sessualità sono elementi della relazione con l’altro/a ed educare al genere significa educare ad una relazione trasformativa con sé e con il mondo. Nella vocazione pedagogica deve infatti trovare posto un tipo di educazione che sia in grado di decostruire i modelli dominanti, e che sappia ripensare i generi quali costruzioni sociali che devono diventare processi consapevoli, oggetto di apprendimento critico da parte delle nuove generazioni.
L’educazione al genere è un’educazione alla complessità, nel tentativo di dar conto di quella ricchezza culturale e interculturale, di quella diversità di corpi e orientamenti sessuali, che non sono altro che le differenze (al plurale), intese come risorsa e non come difetto o segno dell’inferiorità.
IL PROGETTO “GENDER SENSITIVE”
Il genere, concetto culturalmente specifico e dinamico, è definito come il processo di costruzione sociale delle caratteristiche biologiche, cioè il sesso. Ma il genere è anche pratica relazionale che emerge dalle interazioni tra gli individui. Il genere si configura come qualcosa “che facciamo” con e per gli altri.
Assumere la prospettiva di genere significa riconoscere il punto di vista di donne e uomini.
Alla base della scelta di adottare un approccio gender sensitive vi è la scelta di considerare le donne e gli uomini come presenze complesse e non come gruppi omogenei caratterizzato da bisogni ed interessi uguali ed univoci.
Il concetto di genere è poliedrico e può essere declinato in moltissimo modi, quali corpo, sessualità, ruolo sociale, relazioni affettive etc.
Le rappresentazioni, le idee e le pratiche di comportamento elaborate in merito alla mascolinità e femminilità possono costituire, in questo progetto, un punto di partenza importante
- per la scoperta di sè
- per esplorare il rapporto con l’alterità in classe,
- per riflettere sulla rappresentazioni sociali
- e per cogliere il genere come dimensione centrale dei processi culturali
Obiettivi
Obiettivi del progetto, non sono semplicemente ampliare le conoscenze di base di studenti e studentesse (il piano del “sapere”) sul proprio corpo e sulla sessualità, ma
- aumentare la consapevolezza della propria identità di genere
- offrire loro strumenti critici di analisi e de-costruzione
- stimolare le loro capacità cognitive, emotive e relazionali
valorizzando anche i piani del “saper fare”, ovvero sviluppare competenze comunicative e relazionali, e il piano del “saper essere”, indirizzando una maggior conoscenza di sé, dei propri valori, dei condizionamenti culturali, dei propri vissuti e delle proprie aspettative.
Metodologia
Per tale tipo di progetto è preferibile fare uso di metodologie didattiche attive (con la possibilità di integrare una prospettiva di genere anche all’interno delle materie di insegnamento o predisponendo attività complemetari). Tale utilizzo è ormai pratica comune, collaudata e riconosciuta nei contesti orientativi e formativi perché rappresenta un potente strumento per l’apprendimento di contenuti e l’attivazione di comportamenti, che facilita la partecipazione degli studenti e delle studentesse nel processo educativo e che attiva un apprendimento che coinvolge sia sul piano emotivo che quello intellettivo. Si tratta quindi di proposte di lavoro in aula (lavoro in gruppo, brainstorming, role-play, simulazioni) che sviluppano la capacità di ragazze e ragazzi di mettersi in gioco con il corpo, la mente e la parola, e ciò è anche reso possibile dal passaggio da un setting rigido ad uno più flessibile.
Modello operativo:
Il percorso è articolato in 3 incontri, di due ore ciascuno, a cadenza settimanale, condotti da due educatori. Gli incontri saranno così strutturati:
1 incontro: esplorare la differenza di genere
- presentazione del progetto e degli operatori, stipulazione del contratto formativo;
- fase di riscaldamento: modifica del setting e presentazione personale dei ragazzi;
- brainstorming con l’obiettivo di costruire una definizione partecipata e condivisa tra educatori/trici e studenti/esse sulla differenza di genere a partire dalle conoscenze, dalle intuizioni e dalle esperienze dei ragazzi e delle ragazze
- elaborazione di una mappa con tre nodi concettuali: il corpo, l’affettività e le emozioni, il ruolo sociale.
2 incontro: affettività ed emozioni
l’affettività e le emozioni – cosa viene considerato maschile e cosa femminile nell’ambito dei sentimenti
3 incontro: riflettere sul carattere socialmente costruito del genere
- role play che solleciti ragazzi e ragazze ad esperire identità diverse dalla propria (“mettersi nei panni di” permette l’esplorazione dei propri e altrui vissuti) non solo in termini di genere ma anche di orientamento sessuale, provenienza geografica e culturale
- rielaborazione sia in termini analitici che emotivi, per esplorare le contraddizioni, il carattere stereotipico di alcune convinzioni su determinate categorie di individui, le disuguaglianze e le discriminazioni in termini di libertà di movimento, di reddito, di progetti di vita o di espressione affettiva
- considerazioni e conclusioni
- somministrazione del questionario di valutazione.
Fasi di realizzazione
- incontro con la Commissione Salute o Referente alla Salute per analizzare i bisogni e individuare le necessità;
- incontro coi docenti coordinatori per presentare le classi e focalizzare gli obiettivi e l’articolazione del percorso;
- realizzazione, in ogni classe, di tre incontri, di 2 ore ciascuno, condotti da due educatori in contemporanea;
- somministrazione di un questionario di valutazione;
- restituzione del lavoro svolto in ambito di riunione plenaria coi docenti.