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8 marzo – Contro la violenza di genere

Come ogni anno è arrivato l’8 marzo, la festa della donna: guardandosi intorno, è scontato dirlo, pare ci sia veramente poco da festeggiare. La nostra festa inizia con la presa di coscienza, perché “les barrières sont dans nos crânes”, le barriere sono nelle nostre teste.

Il testo che segue è l’introduzione per l’area Infanzia e Famiglie del nostro Bilancio Sociale 2017, scritto da Martina Tisato, la nostra educatrice project leader del progetto Me&You&Every One We Know (qui sotto due delle carte illustrate da Arianna Vairo e utilizzate nelle scuole durante gli incontri).

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CONTRO LA VIOLENZA DI GENERE 

Negli ultimi anni l’organizzazione Comunità Nuova si è trovata sempre più spesso a ragionare su come intervenire in maniera efficace nella prevenzione e nella riduzione delle violenze di genere. Nelle scuole, nei servizi, nei luoghi informali in cui lavoriamo, ci confrontiamo spesso con temi legati alla discriminazione di genere e alla legittimazione di pensieri e pratiche violente nelle relazioni. Interrogarsi su come intervenire significa domandarsi cosa stia dietro ai comportamenti a cui assistiamo, nella società di cui siamo parte.

Non crediamo che la violenza sia endemica, così come non crediamo che lo sia l’aggressività maschile, ma che siano invece il frutto di una stratificazione politica, sociale e culturale.

Non è violenza fisica, ma è una violenza simbolica, che si traduce nell’inculcare forme, strutture mentali arbitrarie; un’operazione che plasma, in qualche modo, gli esseri umani e li rende poi disponibili alla riattivazione di queste categorie. Più propriamente, secondo Bourdieu, la violenza simbolica si esercita con la complicità di strutture cognitive che non sono consce, strutture profondamente incorporate, che si apprendono attraverso i processi di socializzazione dove si impara a collocarsi nel mondo sociale, a riconoscere i ruoli, le strutture linguistiche e così via.

La violenza simbolica si può combattere, perché non è una battaglia distante da noi, che siamo sempre convinte che le donne e gli uomini coinvolti siano altre ed altri. Siamo tutti immersi in questi discorsi, li produciamo e li riproduciamo.

In questo senso crediamo che una delle strade sia quella di cambiare il linguaggio, mutando il lessico ma anche la sintassi, ben sapendo che questo impone un percorso lunghissimo, che si costruisce attraverso l’educazione ai generi e richiede una messa in discussione di tutte/tutti noi. Cambiare il linguaggio ci richiede maggior attenzione quando scriviamo, quando parliamo, quando ascoltiamo.

Cambiare linguaggio ci esorta a non attendere, ma essere partecipi, come cittadine e cittadini, delle scelte.

“Soumis à notre sort, on oublie qu’la vie est mouvement
Que la force issue d’un idéal ou d’une volonté
Transcende tous les schémas établis
Qu’les barrières sont dans nos crânes
Qu’on est seuls à pouvoir les virer, s’libérer
En laissant notre coeur s’émouvoir
Trop portés sur l’extérieur
Et à force de vouloir être comme tout le monde
Peu sont quelqu’un   ous montre
Au lieu d’être c’qu’on est

Car changer le monde commence par se changer soi-même
Changer le monde commence par se changer soi-même
Keny Arkana “Entre les lignes: cluée au sol”

Martina Tisato
Project Leader di “Me&You&Every One We Know”
Project co-funded by the Rights, Equality and Cityzenship programme 2014-2020 of the European Union

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